Ho avuto una folgorazione. Mi è venuto in mente, in un istante, una ragione per cui non è possibile andare a vivere in Tunisia continuando, almeno inizialmente, il lavoro che facciamo qui: YouTube è censurato.

Ieri sera pensavo, infilandomi un maglione di lana, che non mi spiacerebbe vivere in un posto in cui la sola ragione per chiudere la finestra quando si va a dormire è che non si vuole essere svegliati all’alba dal canto del muezzin.

Hai la certezza che sia giunta l’ora di cambiare vita quando alle parole “rinnovo del contratto” ti scorre un brivido lungo la schiena. Di terrore.

Non sappiamo ancora bene dove andremo a finire. La ricerca della casa procede a rilento e il tempo prima dell’apertura dell’asilo passa in fretta. Ma alcuni punti fermi sul nostro cambio di vita si stanno delinenando.

Ovunque saremo da settembre una cosa è certa: lavoreremo di meno. Non solo e non tanto perché “c’è la crisi, è dura trovare lavoro” ma per scelta. Due anni e mezzo con la mia Nanetta mi hanno aiutato a rimettere in prospettiva tutte le cose che compongono la mia vita. Non che al primo posto nei miei obiettivi ci sia mai stata la carriera o lo stipendio, anzi. Ma ora ho ancora più voglia di prendere il mio tempo, esserne padrona, dedicarmi alle cose veramente importanti, quelle per cui un giorno ti guardi indietro e rimpiangi di essere stato troppo distratto nel momento in cui succedevano per godertele appieno.

Lo chiamano downshifting o semplicità volontaria. Io non so bene se sia il termine giusto per descrivere la vita che vorrei, che in parte già pratico ma che vorrei sistematizzare.

So che vorrei poter decidere di fare una passeggiata nel bosco a raccogliere more con cui fare la marmellata, coltivare l’orto e mangiare quello che io stessa produco, farmi la pizza in casa, magari insieme alla Nanetta, e invitare gli amici a casa invece di spendere i soldi per andare a mangiare fuori, imparare a cucire per aggiustarmi vecchi vestiti e continuare a usarli, essere in grado di riparare oggetti di uso comune e quotidiano per non dover ricorrere a tecnici o dover buttare via e ricomprare…

Credo che per molti una vita di questo genere, che ricorda da vicino quella degli anni ’50, sia sinonimo di miseria. Io la trovo straordinariamente ricca. Di libertà, innanzitutto. E di stimoli, di incontri, di convivialità…

Anche perché nel 2010 disponiamo di mezzi e conoscenze che ci permettono di vivere meglio una vita sobria e semplice. Sono questi mezzi e queste conoscenze che fanno la differenza con la miseria di allora. Perché, dal mio punto di vista, non si tratta di un sogno primitivista, un ritorno indietro nel tempo dimenticando i progressi utili e intelligenti che migliorano la vita senza complicarla.

Non è una scelta semplice, questa, ma è la più coerente con il mio impegno ecologista e con il mio desiderio di godere appieno la mia vita con mio marito e mia figlia.

Complice l’ascolto di questo album, mi è tornato in mente un vecchio progetto che sarà in cima alla lista delle cose da fare se mi riesce di cambiare vita: comprare un ukulele e imparare a suonarlo.

A guardare i prezzi degli affitti viene voglia di cominciare a sviluppare il piano B: trasloco in Tunisia.

Avendo suocero tunisino possessore di casa qui l’idea non è poi così assurda.

(La foto è di Pantagonica)

Abbiamo iniziato la ricerca della casa.

Requisiti: un po’ di terreno intorno per l’orto, non troppo lontana da un asilo per la Nana.

Venerdì scorso sono stata a vedere questa:

E’ in bassa Val Graveglia, a pochi chilometri da Chiavari e dal mare.

PRO: è immersa nel verde, circondata da ulivi. Il padrone di casa è un amico di famiglia, fa dell’ottimo vino, ha in casa il frantoio con cui potremmo farci l’olio con le olive intorno alla casa. E’ a 200 metri di strada sterrata dalle ultime case, 1 km dall’asilo e 2 km dal centro abitato più vicino.

CONTRO: non tutta la casa è in affitto ma solo il piano superiore (due camere, bagno e cucina), è a 200 metri di strada sterrata dalle ultime case, 1 km dall’asilo e 2 km dal centro abitato più vicino.

Stare in mezzo al nulla ha il suo perché, ma non se dobbiamo vivere ristretti come se fossimo in città. Contando anche che noi in casa ci lavoriamo pure…

Quattro anni

Recentemente, facendo un bilancio dei miei primi 32 anni, ho notato come le diverse fasi della mia vita abbiano cicli di quattro anni.

A settembre saranno quattro anni che sono tornata a stare in Appennino. E’ il momento di programmare una nuova vita.



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